Dopo un lutto c'è un anno per la dichiarazione di successione, e la franchigia da un milione cambia tutto
Per la maggior parte delle famiglie l'imposta di successione è zero, ma la dichiarazione va presentata comunque quasi sempre. Termini, chi è esonerato, come funziona l'autoliquidazione introdotta dal 2025 e quali imposte restano sulla casa.
In questo articolo
Nei mesi dopo la morte di un genitore o del coniuge le pratiche si accumulano: la banca, le utenze, la pensione, la casa. Tra tutte, la dichiarazione di successione è quella che spaventa di più, soprattutto per il timore di una tassa pesante. Nella grande maggioranza dei casi quel timore è infondato: tra coniugi e tra genitori e figli l'imposta di successione si paga solo oltre un milione di euro a testa. Ma la dichiarazione, quasi sempre, va presentata comunque, e restano alcune imposte sugli immobili.
Dodici mesi dalla data del decesso
La dichiarazione si presenta entro 12 mesi dall'apertura della successione, che coincide di norma con la data del decesso. È un termine lungo, ma conviene non arrivare all'ultimo: senza la dichiarazione non si aggiornano i dati catastali degli immobili, e molte banche non liberano i conti intestati alla persona scomparsa.
Chi deve presentarla
Sono obbligati gli eredi, i chiamati all'eredità, i legatari e i loro rappresentanti legali, oltre a chi è immesso nel possesso dei beni, agli amministratori, ai curatori, agli esecutori testamentari e ai trustee. Basta però una sola dichiarazione, presentata da uno degli obbligati, per tutti gli altri.
Quando non serve
La dichiarazione non va presentata se sono vere contemporaneamente tre condizioni:
- l'eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti in linea diretta);
- il suo valore non supera 100.000 euro;
- non comprende immobili né diritti reali sugli immobili, come l'usufrutto o la nuda proprietà.
È il caso tipico di chi lascia soltanto un conto corrente o un libretto. Anche in questo caso gli eredi esonerati devono comunque dichiarare l'esonero alla banca o alle Poste per ottenere le somme. Basta una piccola quota di una casa, anche in comproprietà, perché la dichiarazione diventi obbligatoria.
Aliquote e franchigie
| Chi riceve | Franchigia | Aliquota |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta | 1.000.000 euro a testa | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 euro a testa | 6% |
| Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e collaterali fino al terzo | nessuna | 6% |
| Tutti gli altri | nessuna | 8% |
| Persona con handicap grave (legge 104) | 1.500.000 euro | secondo il grado |
L'aliquota si applica solo alla parte che supera la franchigia, calcolata sulla quota di ciascun beneficiario. Per gli immobili si usa di norma il valore catastale, non quello di mercato.
Due eredità a confronto
- Eredità di Luigi: una casa con valore catastale di 240.000 euro e un conto di 90.000 euro, divisi tra la moglie e due figli. Ognuno riceve circa 110.000 euro, molto sotto il milione: imposta di successione zero. La dichiarazione va presentata perché c'è un immobile.
- Eredità di Maria, nubile e senza figli: 250.000 euro al fratello. La franchigia è di 100.000 euro, quindi il 6 per cento si applica a 150.000 euro: 9.000 euro di imposta.
Calcoli della redazione con aliquote e franchigie dell'articolo 7 del testo unico sulle successioni. Non comprendono le imposte sugli immobili, i tributi minori e i costi di eventuali professionisti.
Le imposte sulla casa
Anche quando l'imposta di successione è zero, sugli immobili si pagano le imposte ipotecaria e catastale: il 2 e l'1 per cento del valore, cioè 3 per cento in tutto. Se almeno un erede ha i requisiti «prima casa», le due imposte diventano fisse, 200 euro ciascuna. Nell'esempio di Luigi la differenza è notevole: 7.200 euro senza agevolazione, 400 euro con l'agevolazione.
Chi riceve la casa di famiglia e pensa di cederla, o di darla a sua volta ai figli, trova le regole in un nostro articolo su donazione e testamento. E se l'eredità comprende risparmi o immobili, dall'anno successivo cambierà anche l'ISEE di chi la riceve.
Autoliquidazione e rate dal 2025
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, il decreto legislativo 139 del 2024 ha cambiato il modo di pagare. Non è più l'ufficio a calcolare l'imposta e a mandare l'avviso: sono gli eredi a calcolarla nella dichiarazione, nel quadro EF, e a versarla al momento della presentazione o entro 90 giorni dalla scadenza del termine per presentarla.
Se l'importo dovuto è di almeno 1.000 euro si può rateizzare: si versa almeno il 20 per cento come acconto e il resto in un massimo di 8 rate trimestrali, che diventano 12 sopra i 20.000 euro. L'ufficio può comunque controllare i calcoli e inviare un avviso di liquidazione entro due anni dalla presentazione.
Come si presenta
- Raccogliere certificato di morte, dati degli eredi, eventuale testamento, visure degli immobili, saldi dei conti alla data del decesso.
- Compilare la dichiarazione online con il servizio «Dichiarazione di successione precompilata», accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure con il programma «Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali».
- In alternativa, affidarsi a un professionista o a un CAF, oppure rivolgersi su appuntamento a un ufficio dell'Agenzia.
- Pagare imposte e tributi; la dichiarazione consente anche di chiedere la voltura catastale degli immobili.
La presentazione su carta è ammessa solo per chi risiede all'estero e non può farla online.
In sintesi
La dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dal decesso, salvo eredità piccole tra familiari stretti senza immobili. Coniuge e figli pagano il 4 per cento solo sulla parte oltre un milione di euro a testa, quindi quasi sempre nulla; sulla casa restano le imposte ipotecaria e catastale, ridotte a 200 euro ciascuna con i requisiti «prima casa». Dal 2025 l'imposta si calcola da sé e si può pagare a rate.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate, Dichiarazione di successione
- Agenzia delle Entrate, Chi deve presentare la dichiarazione, obbligati ed esonero
- Agenzia delle Entrate, Imposte da pagare, aliquote, autoliquidazione, rate
- Agenzia delle Entrate, guida «Dichiarazione e imposta di successione», giugno 2026
Arcomsys è un sito privato di informazione sponsorizzata, pubblicato da Vladdha OÜ. Non è l'INPS, l'Agenzia delle Entrate, un'azienda sanitaria o un altro ente pubblico e non ha alcun legame con essi. Il sito non gestisce domande o pratiche di alcun tipo e non chiede compensi. Le cifre vengono dalle fonti ufficiali indicate, verificate alla data di pubblicazione (); gli esempi di calcolo sono illustrativi e non sono una promessa né la quantificazione di ciò che spetta a un singolo lettore. Non comunicare mai credenziali SPID, CIE o PIN, codice fiscale o coordinate bancarie a un sito in risposta a un articolo. Per la propria posizione fanno fede gli enti competenti, un CAF, un patronato o un professionista abilitato.