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Pensioni · Approfondimento

Perché la pensione di reversibilità può arrivare più leggera del previsto

Al coniuge rimasto solo spetta il 60 per cento della pensione, ma se ha altri redditi l'INPS può ridurla fino alla metà. Come funzionano le soglie del 2026, quali entrate contano e quando il taglio non si applica.

Quota del coniuge solo
60 %
della pensione del defunto
Prima soglia di reddito 2026
23.862,15 €
oltre questa, taglio del 25%
Taglio massimo
50 %
oltre 39.770,25 euro annui
Una donna sulla settantina seduta al tavolo di cucina guarda una piccola fotografia incorniciata.
Fotografia illustrativa. Le persone ritratte non sono collegate ai casi descritti nell'articolo.
In questo articolo
  1. Le quote: dal 60 al 100 per cento
  2. Quando i redditi riducono l'assegno
  3. Quali redditi contano e quali no
  4. Quando il taglio non scatta
  5. Un esempio con le cifre 2026
  6. Figli, genitori, fratelli
  7. Nuove nozze ed ex coniuge
  8. Cosa controllare
  9. In sintesi

Quando muore il marito o la moglie, presto arriva la domanda pratica: quanto della sua pensione continuerà ad arrivare. La risposta più diffusa è «il 60 per cento». È corretta, ma è solo il punto di partenza. Se il coniuge rimasto ha redditi propri, una pensione, uno stipendio o un affitto, l'INPS applica una riduzione che può arrivare alla metà dell'assegno. E molte famiglie lo scoprono solo quando vedono il primo cedolino.

Le regole sono le stesse per la pensione di reversibilità, che spetta quando il defunto era già pensionato, e per la pensione indiretta, che spetta quando era ancora al lavoro ma aveva abbastanza contributi: 15 anni, oppure 5 anni di cui almeno 3 nei cinque anni prima della morte. Qui sotto le chiamiamo insieme, come fa l'INPS, pensione ai superstiti.

Le quote: dal 60 al 100 per cento

La pensione ai superstiti è una percentuale di quella che riceveva, o avrebbe ricevuto, la persona scomparsa. La percentuale cambia con la composizione della famiglia:

Quote della pensione ai superstiti (fonte: INPS)
Chi restaQuota
Coniuge solo60%
Coniuge e un figlio80%
Coniuge e due o più figli100%
Un figlio solo70%
Due figli80%
Tre o più figli100%
Genitori (in mancanza di coniuge e figli)15% ciascuno
Fratelli e sorelle (in mancanza degli altri)dal 15% al 100%

Quando i redditi riducono l'assegno

La riduzione nasce dalla riforma Dini, la legge 335 del 1995, e precisamente dalla sua tabella F. Il meccanismo è semplice: si guarda il reddito annuo del superstite e lo si confronta con il trattamento minimo INPS, che nel 2026 è di 611,85 euro al mese, cioè 7.954,05 euro l'anno su tredici mensilità. Le soglie sono multipli di quella cifra.

Riduzione della pensione ai superstiti per redditi del beneficiario, valori 2026
Reddito annuo del superstiteRiduzione
Fino a 23.862,15 euro (3 volte il minimo)nessuna
Oltre 23.862,15 euro25%
Oltre 31.816,20 euro (4 volte il minimo)40%
Oltre 39.770,25 euro (5 volte il minimo)50%

Valori calcolati dall'INPS sul trattamento minimo 2026 (circolare 153 del 19 dicembre 2025, allegato 2), che è provvisorio: il conguaglio definitivo arriva con il rinnovo dell'anno successivo. Nel 2025 le soglie erano 23.532,60, 31.376,80 e 39.221,00 euro.

Attenzione al funzionamento a gradini: basta superare la soglia di un euro per far scattare l'intera percentuale. La Corte costituzionale, con la sentenza 162 del 2022, ha però fissato un limite: il taglio non può superare l'importo dei redditi aggiuntivi del beneficiario. L'INPS ha recepito la regola con la circolare 108 del 2023. Nella pratica conta solo nei casi, rari, in cui la pensione ai superstiti è molto alta rispetto ai redditi propri.

Quali redditi contano e quali no

Conta il reddito assoggettabile all'IRPEF del superstite, al netto dei contributi previdenziali. Rientrano quindi la sua pensione personale, uno stipendio, il reddito di un'attività autonoma, gli affitti. Restano invece fuori, come ricorda l'INPS nella circolare 185 del 2015:

  • il trattamento di fine rapporto, comunque si chiami, e le sue anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati soggetti a tassazione separata;
  • la stessa pensione ai superstiti e le altre eventuali pensioni ai superstiti.

Si guardano i redditi del singolo beneficiario, non quelli della famiglia. Per questo una vedova che vive con un figlio adulto che lavora non subisce tagli a causa dello stipendio del figlio.

Quando il taglio non scatta

La riduzione non si applica se nel nucleo che riceve la pensione ci sono figli minorenni, studenti o inabili. È il caso tipico della vedova più giovane con figli ancora a scuola: anche se lavora e guadagna bene, la quota resta intera finché i figli hanno diritto alla loro parte. Il taglio vale invece quando la pensione va solo al coniuge, ai genitori o ai fratelli.

Un esempio con le cifre 2026

Esempio illustrativo
Stesso defunto, due situazioni diverse

Un pensionato riceveva 1.800 euro lordi al mese per 13 mensilità, 23.400 euro l'anno. La moglie resta sola.

  • Se lei non ha altri redditi, o ne ha fino a 23.862,15 euro: riceve il 60%, cioè 1.080 euro lordi al mese, 14.040 euro l'anno.
  • Se lei ha una pensione propria di 26.000 euro l'anno: supera la prima soglia e la sua quota si riduce del 25%. Riceve 810 euro lordi al mese, 10.530 euro l'anno.
  • Se con lei vive un figlio di 17 anni: la quota sale all'80% (1.440 euro al mese, da dividere tra i due) e la riduzione per reddito non si applica.

Calcolo della redazione sulle regole generali e sulle soglie provvisorie 2026. Non tiene conto delle imposte né di altre regole che l'INPS applica al singolo caso.

Nell'esempio, la differenza tra la prima e la seconda situazione vale 3.510 euro lordi l'anno. Chi ha un reddito vicino a una soglia dovrebbe quindi calcolare se un'entrata in più, come un affitto o un lavoro saltuario, lo sposta nella fascia successiva.

Le altre prestazioni seguono regole proprie. L'assegno sociale, per esempio, tiene conto della reversibilità come reddito, mentre l'indennità di accompagnamento non dipende dal reddito. E chi continua a lavorare dopo la pensione trova le regole sul cumulo in un articolo dedicato.

Figli, genitori, fratelli

Oltre al coniuge, la pensione ai superstiti spetta ai figli che alla data della morte erano:

  • minorenni;
  • inabili al lavoro, di qualsiasi età, se erano a carico del genitore;
  • studenti a carico che non lavorano, fino a 21 anni se frequentano la scuola superiore o un corso professionale;
  • studenti universitari a carico, per la durata legale del corso e non oltre i 26 anni.

Lo studente che lavora non perde il diritto se il reddito da lavoro resta sotto il trattamento minimo aumentato del 30 per cento: 10.340,27 euro per il 2026. In mancanza di coniuge e figli la pensione può andare ai genitori con più di 65 anni e, in ultima battuta, a fratelli e sorelle inabili, quando erano a carico del defunto e non hanno una pensione propria.

Nuove nozze ed ex coniuge

Se il coniuge superstite si risposa, perde la pensione ai superstiti. Al suo posto l'INPS paga una somma una tantum pari a due annualità della quota che riceveva, tredicesima compresa. La convivenza senza matrimonio non produce questo effetto.

L'ex coniuge divorziato ha diritto a una parte della pensione solo se riceveva l'assegno divorzile e non si è risposato.

Cosa controllare

  • Che la domanda sia stata presentata: la pensione ai superstiti non arriva da sola. Si chiede online sul sito dell'INPS, tramite il Contact Center o con l'aiuto gratuito di un patronato.
  • Quale reddito proprio è stato considerato. Se nell'anno il reddito cambia, per esempio perché si smette di lavorare, la riduzione può cambiare con il conguaglio.
  • Se nel nucleo ci sono figli minorenni, studenti o inabili: la riduzione per reddito non deve essere applicata.
  • Le altre pratiche che seguono un decesso, a partire dalla dichiarazione di successione e dall'aggiornamento dell'ISEE, che cambia insieme alla composizione della famiglia.

In sintesi

Il 60 per cento è la quota di partenza del coniuge, non la cifra garantita. Con redditi propri sopra 23.862,15 euro l'anno la pensione ai superstiti scende del 25, 40 o 50 per cento, salvo che in famiglia ci siano figli minori, studenti o inabili. Prima di fare conti sul futuro conviene quindi partire dal proprio reddito, verificare in quale fascia si cade e, nel dubbio, far controllare la liquidazione a un patronato o al Contact Center INPS.

Fonti ufficiali

Arcomsys è un sito privato di informazione sponsorizzata, pubblicato da Vladdha OÜ. Non è l'INPS, l'Agenzia delle Entrate, un'azienda sanitaria o un altro ente pubblico e non ha alcun legame con essi. Il sito non gestisce domande o pratiche di alcun tipo e non chiede compensi. Le cifre vengono dalle fonti ufficiali indicate, verificate alla data di pubblicazione (); gli esempi di calcolo sono illustrativi e non sono una promessa né la quantificazione di ciò che spetta a un singolo lettore. Non comunicare mai credenziali SPID, CIE o PIN, codice fiscale o coordinate bancarie a un sito in risposta a un articolo. Per la propria posizione fanno fede gli enti competenti, un CAF, un patronato o un professionista abilitato.

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