L'indennità di accompagnamento non guarda al reddito, ed è il dettaglio che molti ignorano
Spetta a chi è invalido al 100 per cento e non può camminare o vivere da solo senza un aiuto continuo, a prescindere da quanto guadagna. L'importo 2026, chi può chiederla dopo i 65 anni e come cambia la procedura.
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«Ma noi non possiamo chiederla, mio padre ha una buona pensione.» È una frase che chi lavora nei patronati sente spesso, ed è sbagliata. L'indennità di accompagnamento non guarda al reddito: spetta a chi ne ha bisogno per le sue condizioni di salute, che sia un ex operaio con la pensione minima o un ex dirigente. Molte famiglie la scoprono tardi, dopo mesi di assistenza pagata da sole.
I due requisiti
L'indennità di accompagnamento è una prestazione per gli invalidi civili. Per averla servono due condizioni, accertate da una commissione medica:
- il riconoscimento di un'invalidità totale e permanente, cioè al 100 per cento;
- l'impossibilità di camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore, oppure l'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza un'assistenza continua.
Le due condizioni del secondo punto sono alternative: basta una. Una persona che cammina, ma non è più in grado di lavarsi, vestirsi o mangiare da sola, o che per una demenza ha bisogno di essere sorvegliata in modo continuo, può averne diritto.
Niente limiti di reddito né di età
Secondo l'INPS l'indennità spetta senza limiti di reddito e di età. Non conta la pensione dell'interessato, non conta il reddito del coniuge o dei figli, non conta il patrimonio. È anche compatibile con un'attività lavorativa: chi ha i requisiti sanitari e continua a lavorare la riceve comunque.
L'importo del 2026
Per il 2026 l'importo è di 551,53 euro al mese, pagati per 12 mensilità, cioè 6.618,36 euro l'anno. Nel 2025 era di 542,02 euro. Attenzione alle cifre che circolano: la circolare INPS 153 di dicembre 2025 indicava 552,57 euro, ma il messaggio INPS 628 del 23 febbraio 2026 ha corretto le tabelle e fissato l'importo a 551,53 euro. Molti siti riportano ancora il valore vecchio.
Teresa, 86 anni, ha una pensione minima. Ugo, 84 anni, ex funzionario di banca, ha una pensione di 3.200 euro al mese. Entrambi hanno una demenza avanzata e non sono più in grado di badare a sé stessi.
Se la commissione riconosce a entrambi l'invalidità totale e il bisogno di assistenza continua, ricevono la stessa indennità: 551,53 euro al mese nel 2026. Il reddito di Ugo non riduce nulla.
Esempio della redazione. Il riconoscimento dipende solo dalla valutazione medica della commissione.
Dopo i 65 anni
Per chi ha più di 65 anni la legge non parla di capacità lavorativa, che a quell'età non avrebbe senso. L'articolo 2 della legge 118 del 1971 considera invalidi gli ultrasessantacinquenni che hanno difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età. Su questa base si valuta l'invalidità totale e poi, come per tutti, la necessità di un accompagnatore o di un'assistenza continua.
In pratica, per un anziano la domanda arriva spesso dopo un evento preciso: un ictus, una frattura del femore che non guarisce del tutto, una diagnosi di Alzheimer. Non bisogna aspettare che la situazione diventi irreversibile: se peggiora, si può chiedere una nuova visita.
Tasse, ISEE e altre prestazioni
L'indennità è esente da imposte: l'Agenzia delle Entrate la elenca tra i redditi esenti, e non va indicata nella dichiarazione dei redditi. È anche esclusa dal reddito che si considera nell'ISEE, per effetto dell'articolo 2-sexies del decreto legge 42 del 2016.
Si può ricevere insieme alla pensione, all'assegno sociale o alla pensione di reversibilità, senza che queste si riducano. Per chi lavora e assiste la persona, inoltre, ci sono i permessi della legge 104, che però richiedono un verbale diverso, quello di handicap grave.
Ricovero e sospensione
L'indennità serve a pagare l'assistenza. Per questo viene sospesa quando la persona è ricoverata a totale carico dello Stato per più di 29 giorni, per esempio in ospedale o in una struttura pubblica che non chiede alcuna retta. Chi paga una retta, anche parziale, di norma la conserva. I ricoveri vanno comunque comunicati.
La domanda, e cosa cambia nelle province
La procedura tradizionale ha due passaggi. Prima il medico certificatore invia all'INPS online il certificato medico introduttivo; poi, entro i termini, si presenta la domanda, da soli con le credenziali o tramite un patronato. Segue la visita della commissione.
Con la riforma della disabilità, il decreto legislativo 62 del 2024, in alcune province è in corso una sperimentazione: basta il certificato medico, senza domanda amministrativa. Secondo l'INPS è partita in 9 province il 1° gennaio 2025, si è estesa ad altre 11 dal 30 settembre 2025 e ad altre 39 dal 1° marzo 2026, tra cui Roma, Milano, Torino e Bologna. Nelle altre province la domanda resta obbligatoria fino al 31 dicembre 2026. L'elenco completo è sulla pagina INPS dedicata.
Oltre gli 80 anni
Per gli anziani con più di 80 anni il decreto legislativo 29 del 2024 ha previsto in via sperimentale, per il 2025 e il 2026, una prestazione universale: chi ha l'indennità di accompagnamento, un bisogno assistenziale gravissimo e un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro può ricevere in aggiunta un assegno di assistenza di 850 euro al mese, esente da imposte. I requisiti sono stretti e vanno verificati con l'INPS.
In sintesi
L'indennità di accompagnamento vale 551,53 euro al mese nel 2026, per dodici mesi, e spetta agli invalidi totali che non possono camminare o vivere senza un'assistenza continua. Non dipende dal reddito né dall'età, non è tassata e non entra nel reddito ISEE. Il punto di partenza è il certificato medico introduttivo; in molte province ora basta quello.
Fonti ufficiali
- INPS, Indennità di accompagnamento agli invalidi civili, requisiti, ricovero, sperimentazione nelle province
- INPS, messaggio 628 del 23 febbraio 2026, importo corretto 2026
- Legge 30 marzo 1971, n. 118, articolo 2, Normattiva
- Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, prestazione universale
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