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Salute · Approfondimento

Tre giorni al mese per assistere un genitore, cosa prevede davvero la legge 104

Chi lavora come dipendente e assiste un familiare con handicap grave può contare su permessi pagati, su un congedo lungo e su alcune tutele nel posto di lavoro. Le condizioni, i familiari che possono chiederli e le novità recenti.

Permessi retribuiti
3 giorni
al mese, anche a ore
Congedo straordinario
2 anni
nell'intera vita lavorativa
Indennità massima del congedo 2026
43.486 €
l'anno, 119,14 euro al giorno
Una donna sulla cinquantina cammina sottobraccio al padre anziano con il bastone, in un viale cittadino.
Fotografia illustrativa. Le persone ritratte non sono collegate ai casi descritti nell'articolo.
In questo articolo
  1. Il presupposto: l'handicap grave
  2. I tre giorni di permesso al mese
  3. Quali familiari possono chiederli
  4. Un esempio: figlio e nuora
  5. Il congedo straordinario fino a due anni
  6. Sede di lavoro e trasferimenti
  7. Come si chiedono
  8. Le novità del 2026
  9. In sintesi

Il problema di chi assiste un genitore anziano e lavora ancora, più che di soldi, è di tempo. Le visite fissate alle dieci del mattino, la mezza giornata per parlare con l'assistente sociale, la settimana in cui la badante è malata. La legge 104 del 1992 offre ai lavoratori dipendenti alcuni strumenti per trovarlo: permessi pagati, un congedo lungo, tutele sulla sede di lavoro. Funzionano bene, ma solo se si conoscono le condizioni.

Il presupposto: l'handicap grave

Tutti gli strumenti descritti qui richiedono che la persona assistita abbia un riconoscimento di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104. Lo rilascia la commissione medica dopo una visita. Non basta l'età avanzata e non basta un'invalidità civile, anche al 100 per cento: serve proprio quel verbale.

La persona assistita, inoltre, non deve essere ricoverata a tempo pieno in una struttura. Sono previste eccezioni, per esempio quando deve uscire per visite e terapie.

I tre giorni di permesso al mese

L'articolo 33, comma 3, riconosce al lavoratore dipendente tre giorni di permesso retribuito al mese per assistere il familiare. Sono pagati dall'INPS, anticipati di solito dal datore di lavoro in busta paga, e coperti da contributi figurativi: non riducono la pensione futura. Secondo l'INPS i giorni si possono frazionare anche in ore, cosa utile per una visita a metà mattina.

Chi lavora con un orario ridotto ha un numero di permessi proporzionato. I giorni non goduti in un mese non si accumulano per i mesi successivi.

Quali familiari possono chiederli

Possono chiedere i permessi:

  • il coniuge, la parte di un'unione civile e il convivente di fatto;
  • i parenti e gli affini entro il secondo grado: figli, genitori, fratelli e sorelle, nonni e nipoti in linea retta, ma anche suoceri, generi e nuore, cognati;
  • i parenti e gli affini di terzo grado, come zii e nipoti di zio, solo se i genitori o il coniuge della persona assistita hanno più di 65 anni, sono affetti da patologie invalidanti, sono deceduti o mancanti.

Fino al 2022 i permessi spettavano a un solo familiare, il cosiddetto referente unico. Oggi più familiari possono alternarsi nell'assistenza della stessa persona, ma il totale resta di tre giorni al mese per persona assistita. A settembre 2026 l'INPS, con la circolare 100, ha dato istruzioni su cosa accade quando i familiari superano insieme il limite o usano gli stessi giorni.

Un esempio: figlio e nuora

Esempio illustrativo
Due dipendenti, una madre da assistere

Marco, 52 anni, e la moglie Laura, 49, lavorano entrambi come dipendenti. La madre di Marco, 84 anni, ha un verbale di handicap grave e vive da sola, con una badante nei giorni feriali.

  • Marco è figlio, parente di primo grado; Laura è nuora, affine di primo grado. Possono chiedere entrambi i permessi.
  • A ottobre Marco usa due giorni per accompagnare la madre a una serie di esami; Laura usa il terzo giorno, diviso in due mattine.
  • A novembre si organizzano diversamente. Quello che non possono fare è usare tre giorni ciascuno nello stesso mese.

Esempio della redazione basato sull'articolo 33 della legge 104 e sulle indicazioni INPS.

Il congedo straordinario fino a due anni

Quando l'assistenza richiede una presenza continua c'è il congedo straordinario retribuito dell'articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 151 del 2001. Dura al massimo due anni nell'arco dell'intera vita lavorativa, anche se si assistono più persone, e si può prendere tutto insieme o a periodi. Riguarda i dipendenti del settore privato con domanda all'INPS; i dipendenti pubblici lo chiedono alla propria amministrazione.

La legge stabilisce un ordine di priorità tra i familiari: prima il coniuge, la parte dell'unione civile o il convivente di fatto, se conviventi; poi i genitori; poi un figlio convivente; poi un fratello o una sorella conviventi; infine un parente o affine entro il terzo grado convivente. Si scende al gradino successivo solo se quelli precedenti mancano o non possono.

Durante il congedo si riceve un'indennità pari all'ultima retribuzione, entro un tetto annuo. Per il 2026 l'INPS indica un tetto complessivo di 57.836,96 euro, di cui 43.486 euro di indennità, pari a 119,14 euro al giorno. Nel 2025 i valori erano 57.038,42 e 42.886 euro.

Sede di lavoro e trasferimenti

L'articolo 33, comma 5, aggiunge due tutele. Chi assiste un familiare con handicap grave ha diritto, dove possibile, a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona assistita, e non può essere trasferito in un'altra sede senza il proprio consenso.

Come si chiedono

  1. Ottenere il verbale di handicap grave della persona assistita, articolo 3, comma 3.
  2. Presentare la domanda all'INPS online, tramite il Contact Center al numero 803 164 o con un patronato.
  3. Comunicare la domanda al datore di lavoro e concordare, quando possibile, le giornate con un minimo di anticipo.
  4. Segnalare ogni cambiamento: ricovero a tempo pieno, decesso, revisione del verbale.

Le novità del 2026

La legge di bilancio 2026 prevede una piattaforma INPS per verificare il corretto uso dei permessi e riconosce l'epilessia farmacoresistente tra le condizioni di gravità. Restano invariati i tre giorni al mese e i due anni di congedo. Accanto ai permessi conviene conoscere le altre tutele per la stessa persona: l'indennità di accompagnamento, che spetta all'assistito e non dipende dal reddito, e le agevolazioni fiscali per chi paga una badante.

Anche alcune agevolazioni fiscali, come l'IVA al 4 per cento sull'auto e la detrazione del 19 per cento sull'acquisto, sono collegate alla disabilità. Ma non spettano automaticamente con il verbale di gravità: secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate riguardano solo alcune categorie, come chi ha gravi limitazioni della capacità di camminare, i non vedenti e i sordi.

In sintesi

Chi lavora come dipendente e assiste un familiare con handicap grave può usare tre giorni di permesso pagato al mese, anche a ore e alternandosi con altri familiari, e un congedo straordinario fino a due anni nella vita lavorativa, con un'indennità fino a 43.486 euro l'anno nel 2026. Il primo passo è il verbale di gravità; la domanda si presenta all'INPS, anche tramite patronato.

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