Chi paga una badante può recuperare qualcosa dal fisco, ma i limiti sono stretti
Assumere una colf o una badante costa, e il fisco ne restituisce solo una parte. Due agevolazioni diverse, una deduzione e una detrazione, con regole proprie su chi può usarle, quanto valgono e come si paga.
In questo articolo
Quando un genitore non riesce più a vivere da solo, la soluzione più diffusa in Italia resta una persona in casa: una badante, a volte convivente, a volte a ore. Il costo per la famiglia, tra stipendio, tredicesima, ferie e contributi, è spesso il più alto del bilancio mensile dopo la casa. Il fisco ne restituisce una parte, attraverso due agevolazioni che si possono sommare ma che hanno regole molto diverse. E i limiti sono più stretti di quanto molti immaginino.
Due agevolazioni diverse
La prima è una deduzione: riduce il reddito su cui si calcolano le imposte e riguarda i contributi INPS versati per qualsiasi lavoratore domestico, colf o badante. La seconda è una detrazione: riduce direttamente l'imposta e riguarda la spesa per l'assistenza di una persona non autosufficiente. La prima non dipende dal reddito di chi la chiede, la seconda sì.
La deduzione dei contributi
L'articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi permette di dedurre i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e all'assistenza personale o familiare, fino a 1.549,37 euro l'anno. Vale per colf, badanti, baby-sitter, giardinieri assunti come lavoratori domestici.
Si deduce solo la quota a carico del datore di lavoro. La parte di contributi a carico del lavoratore, che il datore trattiene e versa per suo conto, non si deduce. Il vantaggio effettivo dipende dall'aliquota più alta che si paga: chi è nel primo scaglione IRPEF, al 23 per cento, risparmia circa 23 euro ogni 100 euro dedotti, chi è in uno scaglione superiore qualcosa di più.
La detrazione per l'assistenza
La seconda agevolazione è prevista dall'articolo 15, comma 1, lettera i-septies. Si detrae il 19 per cento delle spese per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza, su un importo massimo di 2.100 euro. La detrazione massima è quindi di 399 euro l'anno.
La condizione che esclude molte famiglie è il reddito: la detrazione spetta solo se il reddito complessivo di chi la chiede non supera 40.000 euro, compresi i redditi da affitti tassati con la cedolare secca. Il limite di 2.100 euro vale per contribuente, anche se si assistono più persone, e va diviso se a pagare sono più familiari.
Che cosa vuol dire non autosufficiente
Per la detrazione la persona assistita deve essere non autosufficiente, cioè non in grado di compiere da sola gli atti della vita quotidiana, come alimentarsi, lavarsi, vestirsi, oppure bisognosa di sorveglianza continua. La condizione deve risultare da un certificato medico. Non serve che la persona abbia un riconoscimento di invalidità, anche se chi riceve l'indennità di accompagnamento di solito ha già una documentazione che lo attesta.
Per una colf che fa solo le pulizie, invece, la detrazione non spetta: resta la deduzione dei contributi.
Un esempio con una badante
Elena, 58 anni, impiegata con un reddito complessivo di 34.000 euro, assume una badante per la madre di 87 anni, che ha un certificato medico di non autosufficienza. In un anno paga alla badante 13.000 euro di retribuzioni e 1.300 euro di contributi INPS a proprio carico.
| Voce | Spesa | Agevolazione |
|---|---|---|
| Contributi, quota datore (deduzione) | 1.300 € | 1.300 € in meno di reddito |
| Spesa per l'assistenza (detrazione 19%) | 13.000 € | 399 € di imposta in meno |
Se Elena avesse un reddito di 42.000 euro, la detrazione da 399 euro non le spetterebbe, mentre la deduzione dei contributi resterebbe.
Calcolo della redazione sulle regole delle istruzioni al modello 730/2026. Il risparmio dovuto alla deduzione dipende dall'aliquota marginale di Elena e non è indicato.
Il confronto con la spesa è eloquente: su oltre 14.000 euro l'anno, le due agevolazioni insieme restituiscono qualche centinaio di euro. Per questo, quando l'assistenza diventa continua, conviene guardare anche alle prestazioni che non passano dalla dichiarazione dei redditi, dall'indennità di accompagnamento ai permessi della legge 104 per chi lavora.
Ricevute e pagamenti
Per la detrazione servono una ricevuta firmata dall'addetto all'assistenza con i suoi dati, il codice fiscale di chi paga e quello della persona assistita, oltre al certificato medico. Il pagamento deve essere tracciabile: bonifico, assegno, carta. I contanti fanno perdere la detrazione. Per i contributi fanno fede i bollettini o le ricevute di pagamento INPS dei versamenti trimestrali.
Chi può chiedere che cosa
La deduzione dei contributi spetta a chi è il datore di lavoro della colf o della badante, cioè a chi ha fatto l'assunzione all'INPS. Se il contratto è intestato alla madre, è lei a dedurli nella propria dichiarazione, se ha redditi su cui farlo.
La detrazione per l'assistenza, invece, può essere chiesta anche per spese sostenute a favore di un familiare che non è fiscalmente a carico: è il caso della figlia che paga la badante della madre pensionata. Conviene quindi decidere con attenzione a chi intestare il rapporto di lavoro e chi effettua i pagamenti.
Cosa controllare
- Che il rapporto di lavoro domestico sia regolarmente comunicato all'INPS: senza assunzione non ci sono contributi da dedurre.
- Il proprio reddito complessivo rispetto alla soglia di 40.000 euro, prima di contare sulla detrazione.
- Il certificato medico di non autosufficienza della persona assistita.
- Che ogni pagamento sia tracciabile e accompagnato da una ricevuta con i codici fiscali.
- Se più familiari contribuiscono, come dividere il limite dei 2.100 euro.
In sintesi
Chi assume una colf o una badante può dedurre i contributi a proprio carico fino a 1.549,37 euro l'anno. Se la persona assistita non è autosufficiente e il reddito di chi paga non supera 40.000 euro, si aggiunge una detrazione del 19 per cento su massimo 2.100 euro di spesa, cioè fino a 399 euro. Sono aiuti limitati rispetto al costo reale dell'assistenza, che vanno affiancati alle altre tutele previste per le famiglie che assistono un anziano.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate, istruzioni al modello 730/2026, contributi per addetti ai servizi domestici e spese per addetti all'assistenza personale
- Agenzia delle Entrate, Le agevolazioni della dichiarazione 2026: aspetti generali, pagamenti tracciabili
- INPS, lavoratori domestici, assunzione e versamento dei contributi
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